Lotto marzo

E ora? È la domanda che mi sono posta di più in questi ultimi mesi.
Questo libro è fra i suggerimenti di lettura di un corso sull’editoria che ho appena concluso con un’insegnante strafighissima dall’animo nobile e nomade, che non solo ce l’ha fatta a vivere di editoria, ma raggiunge dei fatturati da capogiro. In ponte ci sono altri tre corsi. Uno di perfezionamento per la correzione di bozze e due per l’editing (uno già iniziato). Perché se sogno forte forte è l’editor che voglio fare, ma un passo per volta, eh.

Ho avuto una vita lavorativa degna del Tagadà (ve lo ricordate? Non facevi in tempo a sederti che ti sbalzava via). Ecco. Fra titolari pazzi convinti di parlare con gli etruschi e che bruciavano i materassi, quelli affiliati alla Sacra Corona Unita barese, quelli che costruivano componenti per le bombe israeliane (ho resistito nemmeno quindici giorni. Non ci dormivo la notte), quelli che pagavano doMAI, credo di non aver lavorato in pace neanche un giorno.

Quindi. E ora? E ora non voglio MAI PIÙ essere dipendente. Ho solo dato per vent’anni, prendendo una fregatura dietro l’altra. Non voglio più essere un’impiegata. Non posso più pensare di fare un lavoro che non ho mai amato. Basta numeri. Solo parole.

Quindi. E ora? E ora c’è da (ri)crearmi da zero. Libera professionista. Tralasciando le cose burocratiche, dovrò creare il mio personal branding con un sito (e voglio ci sia uno spazio per un blog dove parlare di libri), iniziare a masticare roba orribile come il content marketing, capire su quali social puntare. Insomma. Ricominciare tutto di nuovo.

No, non ve lo dico per autocompiacimento, né per autoreferenzialità. Ve lo dico perché oggi è la nostra giornata. Oggi è il momento di far vedere al mondo che esistiamo. Perché se è vero che sarà troppo tardi per sognare solo quando chiuderemo gli occhi per l’ultima volta, è anche vero che il coraggio non basta a cambiare. Il coraggio ti dà solo la spinta iniziale. Poi, per portare avanti i sogni, servono tenacia, costanza, tigna. E una buona dose di follia.

Che l’otto marzo diventi #lottomarzo tutti i giorni. Tutti gli anni. Per tutte.

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Sei anni

Empatico. Generoso. Sognatore. Intelligente. Curioso. Con tanti interessi. Simpatico. Vivace. Forte. E anche un po’ pagliaccio.

Sono queste le parole che agli ultimi colloqui le tue maestre hanno usato per descriverti. Hanno imparato a conoscerti bene, se hanno usato le stesse che avrei usato io. Solo che tu non sei solo questo. Non sei un bambino perfetto, e non vorrei che tu lo fossi. Sei perfetto per me, però.

Sei esattamente il bambino che avrei scelto, se me ne avessero dato la possibilità. Sei un sole grande che illumina tutto quello che ha intorno. Sei il mio arcobaleno. Sei il mio personale miracolo. Sei il pensiero più bello delle mie giornate. Sei il mio ballerino preferito, e anche il cantante. Sei lo scienziato che un giorno inventerà qualcosa per aiutare tutti. Sei il mio cavaliere senza macchia. Sei la parte più colorata del mio cuore.

Buon compleanno, amore mio.

La non-politica

Comunque. Seriamente. Credo che nessuno possa aver nulla da ridire su Draghi. È sicuramente competente, altamente credibile, una voce importante in Europa, uno che qualcosina di economia dovrebbe capirne, forse, addirittura, potrebbe essere l’uomo giusto al momento giusto.
Ma. C’è un ma, secondo me.
Tutto questo teatrino inguardabile è l’affossamento definitivo della politica. Affossamento iniziato con l’avvento di Berlusconi e terminato in questi giorni da Renzi. Ma non perché considero Berlusconi per quello che è (un delinquente-evasore-mafioso che dovrebbe stare in galera) ma perché con lui è cambiato il modo di fare politica. Con lui hanno iniziato a instillarci nel cervello il fatto che il politico non dovesse esserlo di professione, che dovevano smettere di parlare il politichese e parlare il linguaggio del borgataro perché così ci sarebbero stati più vicini, perché l’élite politica non conosceva la vita vera. Si sono abbassati all’italiano medio e lì è iniziato il crollo. Così è arrivato Bossi in canottiera che ruttava al microfono, Salvini in felpa che mangia il panino con la porchetta, Grillo con “l’uno vale uno”, Renzi che voleva rottamare anche la su’nonna, e via dicendo. (No, quelli di sinistra non li nomino perché la sinistra è non pervenuta, da decenni. È morta con Berlinguer).
Ecco il punto secondo me. Loro hanno continuato a essere completamente scollati dalla realtà (ma che ne sanno dell’essere precari a 40 anni, di dover aspettare un anno per un’ecografia, di donne costrette a scegliere fra lavoro o figli perché i nidi non ci sono e se ci sono devi vendere un rene al mese per pagarli, di avere sulle spalle un mutuo per trent’anni, di scegliere se pagare le tasse o gli stipendi ai tuoi dipendenti? Che ne sanno?) ma oltre a questo sono anche ignoranti come le capre e arroganti.
La politica deve essere in mano a un’élite. Élite nel senso di persone competenti, colte, oneste, che sappiano dove girarsi, che abbiano a cuore davvero quello che riguarda tutti: la politica, appunto. Non mi può governare il milanese imbruttito e a dorso nudo col crocifisso in una mano e il mojito nell’altra, ma neanche Giggino, che non sa neanche dove sta di casa o Zingaretti, che ha la vitalità di un gatto morto.
Io mi sono sempre interessata alla politica, mi ha sempre appassionato, sono stata consigliera comunale (mai più! Non fa per me), ho sempre saputo da che parte stare (meno chi votare e di solito la mia chiarezza di idee è inversamente proporzionale alla percentuale dei seggi ottenuti: quando ho le idee chiare, di solito non superano lo sbarramento). Questa, però, vi giuro, duro fatica a chiamarla politica. È così da qualche anno e il mio disagio non fa che crescere. Io non so più cos’è, questa cosa.

Di editing, Masterix e pandemie

Per un corso sull’editing che sto seguendo in questo periodo (eh, l’uni non bastava, no) ieri pomeriggio ho dovuto guardare “Matrix”. Faccio outing e vi dico che non l’avevo mai visto perché non è proprio il mio genere. Non mi piacciono i film dove è sempre buio o quasi (sì, “Batman 1,2,3,4,876” non mi piace, per usare un eufemismo) perché mi inquietano. A parte questo, devo dire che è senz’altro geniale. L’idea, la trama, gli effetti speciali, i personaggi, i costumi. Tutto. Però sono altre le cose che mi hanno colpito. Non faccio spoiler, tranquilli, a volte ci fosse un altro disadattato come me che non l’ha ancora visto. Dicevo, cosa mi ha colpito. Prima di tutto lo schifo per l’insetto che gli mettono nell’ombelico (non quando Trinity glielo toglie, non mi fa schifo il sangue – e sennò non potrei amare “Kill bill”), proprio quando glielo mettono. Credevo di vomitare. E le macchine a forma di scarafaggio o di medusa. (Dio bòno, ma che problema ho?) Quei lettini da dentista che ti portano da qua a là e viceversa. Le cabine telefoniche che concedono l’uscita. Gli occhiali da sole senza stanghette.
Poi, due cose che invece vorrei per me: prima, il sistema di apprendimento. In un attimo impari il jujitsu o a pilotare un elicottero. Ecco, vista la mia curiosità innata, a quest’ora saprei tutto. E per tutto, intendo tutto. L’altra è essere Trinity, solo per avere i suoi occhi, ma anche per baciare Keanu Reeves, con quella maglietta aderente, gente. Wow.
Una cosa che mi ha fatto riflettere, invece, su quanto la realtà (quella in cui viviamo. Ma sarà vera?🤣) ci condizioni: quando Morpheus apre i palmi delle mani con in uno la pillola blu e nell’altro quella rossa e lui sceglie, il mio pensiero è stato: «oddio, ma Morpheus non si è lavato le mani. E lui la prende?». Ecco. Un anno fa non mi sarebbe neanche passato per la mente. Sono da ricovero, lo so.
Comunque ora devo scegliere quattro film su una rosa di cento per la prova finale su questa prima parte del modulo, sarà meglio che vada su roba più tranquilla. “L’esorcista” meglio di no, per esempio.

Letture della buonanotte

Questo è il librino della buonanotte di questi giorni. L’ho comprato nella mia ultima trasferta milanese di febbraio. Sono i pensieri, i sentimenti, le impressioni, le intuizioni di tre bambini, veri e reali, con “difetti speciali”: Alba, abbandonata dalla famiglia originaria perché down e per lo stesso motivo rifiutata da tante famiglie tradizionali, ma adottata da un uomo single; Akin, portato via alla sua famiglia originaria perché trattato peggio di una bestia perché disabile e ora felice in una casa dove c’è anche un letto; Huang nato senza cervello ma amato di un amore assoluto dalla sua famiglia fino all’ultimo momento, arrivato molto dopo rispetto a quello che tutti si aspettavano, e anche oltre. Non è un libro semplice. Provammo a leggerlo allora, ma non entrò dentro. Ora è passato quasi un anno, Damiano è cresciuto e fa della domande che mi mettono in crisi, ma che sono bellissime da sentire. La disabilità, raccontata con una delicatezza infinita, perché in fondo “chi lo sa se i fiori non hanno il cervello.”

Educa tuo figlio

Settembre 2019. Festa del Perdono a Terranuova. Giostrine. Damiano vince alla pesca e può scegliere il premio. Vorrebbe un Hula hoop, ma non sa dirlo così gli esce qualcosa tipo “lol lop”. Accanto a noi c’è la mamma di una bambina di circa 7-8 anni, mai vista in vita mia, che gli dice: “ma le LOL sono da femmina! Te tu sei un maschio!” Un “pensa a’cazzi tua” ci sarebbe stato benissimo, ma siccome sono una persona educata le dico, guardandola malissimo: “a parte che intendeva l’hula hoop, ma anche volesse le LOL?” Lei deve aver capito che non era aria, perché non mi ha risposto. Ecco. Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Vorrei dire a quella mamma che nella società inquadrata e priva di fantasia dove lei si trova così bene, sarà sempre costretta a proteggere sua figlia. Perché i maschi non sono educati, ma neanche le femmine, e di conseguenza ignorano. Ignorano che non è vergogna per un uomo piangere, di rabbia, dolore, dispiacere, felicità, amore, non importa. Che anzi piangere è sinonimo di forza, perché ce ne vuole così tanta a esprimere quello che si ha dentro. Ignorano che non esistono giochi, cartoni, libri, lavori, faccende domestiche o pensieri da maschio o da femmina. Ignorano che prima di essere uomo o donna, bianchi o neri, cristiani o buddisti, etero o omo, sani o malati, biondi o mori, alti o bassi, siamo persone. Ignorano che uno stipendio dovrebbe essere proporzionato alle competenze e non diversificato in base al sesso. Ignorano che nessuna persona al mondo è di proprietà di qualcun altro. Ignorano che una minigonna non dà diritto a una violenza. Ignorano che tante, troppe donne, la subiscono dai loro uomini perché costrette dalla loro precaria condizione economica. Dovuta a tutti i fattori che ho già detto. Ecco. Per non dover più proteggere le nostre figlie occorre educare i nostri figli al rispetto. Ma vanno educate anche le nostre figlie, sempre al rispetto. Verso sé stesse (sì, con l’accento, sono una fan del prof Serianni e lui dice di mettercelo) però.

C’è chi dice NO

So molto bene che stravincerà il sì, ma io al referendum voterò no. Eh, lo so, sono una rompicoglioni, ma vi avverto prima: sarà lungo, quindi se non avete voglia di accendere il cervello prima di leggere, andate oltre e amen. Ho sempre pensato con la mia testa, per me la maggioranza è fastidiosa come una nube di moscerini che ti arriva sul viso mentre vai in bicicletta (sì, mi ricordo come si fa). Questo mi porta a voler sapere tutto, prima di espormi, soprattutto quando vado a votare. Votare è una cosa seria e non si può fare se ci si accontenta degli slogan al tg5 o dei meme (possibilmente sgrammaticati) di Facebook. Dunque, dicevo. Ecco secondo me perché bisogna votare no (l’ordine non ha importanza, è a caso):
1- il taglio sarà orizzontale. Questo significa che non sarà in proporzione al numero degli abitanti dei seggi. Cioè, collegi meno popolati, come quelli di Valle d’Aosta o Molise, per esempio, sarà molto difficile che continuino a essere rappresentati. E questo, scusate, ma è tutto fuorché democratico.
2- sempre perché il taglio sarà orizzontale, le minoranze non saranno più rappresentate. Quindi, è inutile che le prossima volta votiate Casapound, tanto non entrerà mai in Parlamento (oddio, forse forse non tutto il male viene per nuocere…). E anche questo è tutto fuorché democratico.
3- se pensate di non vedervi più davanti i brutti musi di Renzi, Salvini, Meloni, Berlusconi, Casini & c., vi sbagliate di grosso. Loro sono i big, le star, i grandi. Quindi saranno sempre e comunque eletti perché in cima alle liste dei collegi. A rimetterci saranno gli ultimi della lista, quelli che ancora non hanno il pelo sullo stomaco, quelli che forse forse ancora un pochino ci credono di poter cambiare questo cazzo di paese.
4- il costo: è stato stimato che il risparmio sarà solo dello 0,0007% (il famoso caffè all’anno per abitante). E voi per due spiccioli siete pronti a vedere diminuire la vostra rappresentanza? Io no. Senza contare che questo risparmio è, ovviamente, solo relativo agli stipendi dei parlamentari tagliati, non agli eventuali vitalizi che quegli stessi hanno maturato. Quelli se li terranno stretti comunque.
5- forse, e dico forse, potrebbe avere avuto più senso passare dal bicameralismo al monocameralismo (sì, lo so. L’ha detto anche Renzi, non immaginate quanto mi dispiaccia pensarla come lui, ma quando uno ha ragione gli va data). In effetti, Camera e Senato hanno gli stessi compiti e questo rimpallo continuo delle leggi, rallenta molto tutto il paese. Però. Però dobbiamo ricordarci da dove viene la nostra Costituzione: i nostri Padri Costituenti sono riusciti a lavorare in armonia nonostante il clima indiavolato del dopoguerra e l’hanno pensata così perché erano consapevoli del nostro passato. L’hanno pensata così per evitare di cadere di nuovo in un autoritarismo ottuso e violento come il fascismo. Meno rappresentanti=meno persone che decideranno per noi. Noi, dopo solo 72 anni, siamo pronti? Io non credo. E quindi, forse, neanche questa sarebbe una buona idea.
6- Forse, e dico forse, sarebbe molto più equo un taglio degli stipendi e dei vitalizi. Però c’è un però anche qui, perché si va a intaccare dei diritti acquisiti e quindi, anche se sarebbe auspicabile che si mettessero una mano sulla coscienza e lo facessero senza essere pregati in hurdu, se non lo facessero non potremmo comunque biasimarli.
7- cambiare la Costituzione è una cosa seria, va fatto con consapevolezza. Oggi abbiamo una legge elettorale troiaio. Domani? Chi ci dice che la nostra rappresentanza non possa essere ancora minore?
Questi, ovviamente, sono solo i miei pensieri e io non ho in mano la verità rivelata. Magari posso aver anche interpretato male qualcosa (non sono certo un’esperta di diritto costituzionale), però vorrei che quando ci chiamano a fare quella cosa meravigliosa chiamata voto, fossimo consapevoli dell’enorme privilegio che abbiamo. Vorrei che il dubbio fosse nostro compagno. Sempre.
Insomma, voi fate come vi pare, ma siccome “Che partecipazione certo è libertà
Ma è pure resistenza”, io rEsisto. O almeno ci provo.

Ti conosco mascherina!

Vai in bagno a prepararti per andare a fare la spesa. Oh! Lo so che è poca cosa, ma voi provate a stare tutta la settimana h24 soli – a parte un paio d’ore la sera in cui puoi rapportati con un adulto stanco stramortito da una giornata di lavoro assurda perché possono starci in pochi ma il carico di lavoro è tornato più o meno lo stesso: immaginatevi la verve – con un cinquenne logorroico a parlare di dinosauri, gormiti, i cazzo di paw patrol e se è più forte il muro o la ruspa. Provateci. Anche andare fare la spesa vi emozionerà come il ballo delle debuttanti. Dicevo. Sei a prepararti. Tiri fuori senza pensarci la busta dei trucchi, scegli il tuo rossetto preferito, quello color fragola che ti fa una bocca bellissima (oh! Una cosa bella ce l’avrò anch’io. Eccheccazzo!) Lo apri. Lo appoggi alle labbra. Improvvisamente però ti sovvien (l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. No. Giacomino. Zitto un attimo). Dicevo. Ti sovviene che devi metterti la mascherina. La tristezza (poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due. No. France’. Zitto anche te un attimo) ti prende. Posi la busta.
E niente. Tutta ‘sta commedia (sempre più commedia al punto che ancora oggi io non so se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito. Antonello! E daje! Non è il momento dei dubbi storico-filosofici. C’ho i miei problemi, ora. E poi zitti tutti, ho detto) per dire che anche questa volta il rossetto ci si mette un’altra volta.

Per sempre tua, Rossana

Ci sono persone, cose o situazioni per cui l’amore cresce piano piano, altre in cui subiamo veri e propri colpi di fulmine. Con lui è stato un miscuglio dei due. Lo conoscevo tramite i Nomadi, mi piaceva, ma non avevo mai approfondito. Poi un giorno, avrò avuto si e no 20 anni, in macchina di un’amica sentii questa (nella versione studio, però). Fu una folgorazione. Ero dietro, per fortuna, quindi nessuno poté vedere la mia grandissima emozione. Da allora ho voluto comprare ogni suo CD (sì, allora si compravano ancora) originale. È come se con le sue parole arrotolate intorno alla erre moscia, il suo lessico complesso e colto, la sua “voce che non è voce”, la musica raffinata ma semplice allo stesso tempo perché non scavalchi i testi poetici ma spesso complicati, riuscisse a sbrogliare la matassa perennemente ingarbugliata che ho in testa e mi accarezzasse l’anima quando ne ho bisogno. È come se scrivesse per me. È come se mi volesse bene. È come se gli volessi bene. Anzi, gli voglio bene. Ecco. Oggi volevo solo fargli una dichiarazione d’amore. E “Cirano” sarà sempre la mia preferita, fosse anche solo perché mi ha instradato verso un amore senza ritorno.
“[…] Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev’ esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.[…]

Lettera aperta

Gentile Ministra Azzolina,

sono la mamma di un bambino di cinque anni. Un bambino che dal 5 marzo non vede più i suoi compagni, le sue maestre, il suo asilo. Non le nascondo che inizio a essere preoccupata e anche un po’ arrabbiata. Sì, perché si sente parlare di smart working, didattica a distanza, riaperture scaglionate di tutte le attività, persino di discoteche e luoghi di svago. Del campionato di calcio. Tutte tranne la scuola. Anzi, l’asilo nel nostro caso.

Io capisco benissimo la necessità di tutelare la salute di tutti e dei bambini in primis. Davvero. Lo capisco. Però. Però è altrettanto importante che i bambini vivano da bambini. Il mio non ce la fa più. Siamo fortunati, noi, sa? Viviamo in un paese di cinquemila anime in provincia di Arezzo, abbiamo un bel giardino privato e uno dei vicini che, molto gentilmente ed essendo tutti adulti, in questo periodo ci lasciano usare come se fosse il nostro. Ha tanto spazio per giocare. Ma in tutto questo spazio è solo. È l’unico bambino del condominio (siamo solo due condomini, in effetti). Io ci gioco, mio marito ci gioca, ma non è la stessa cosa. Guardi la foto sotto, Ministra. L’ho scattata domenica: ha tenuto lo zainetto sulle spalle tutta la mattina. Dentro aveva messo un astuccio con le matite “così quando ricomincia la scuola, sono pronto” mi ha detto. Non mi sono intromessa nella sua vita personale, quindi non so se ha figli. Se ne ha, credo che abbia già capito cosa sto per dirle. Se invece non ne ha, glielo dico esplicitamente: a una mamma stringe il cuore vedere suo figlio triste e con il desiderio forte di giocare di nuovo con i compagni. Le ripeto: io capisco la necessità di proteggerli. Bisogna però trovare anche il modo di riportarli a una parvenza di normalità. Da marzo a settembre sono sei mesi di vuoto. Niente compagni, niente giardinetti, niente piscina, niente giostre. Sarà anche niente vacanze e niente campi solari. Mi sembra che nessuno si stia preoccupando per loro. Si rende conto che stiamo parlando di far ripartire il campionato di calcio? E la scuola? Possibile che dei multimilionari e, diciamoci la verità, anche un po’ viziati contino di più del futuro del Paese? I nostri bambini sono il futuro, Ministra. Non si sa come far rispettare il distanziamento sociale? Si studiano soluzioni. Ci si prova, almeno. Non si dice a priori che chissà se si riaprirà. Serve un piano a lungo termine. E questo a prescindere dal tragico momento che stiamo vivendo perché è ormai da troppo tempo che la scuola è trattata come la Piccola Fiammiferaia. Servono investimenti coraggiosi, servono risorse, servono insegnanti. È dalla scuola che si deve ripartire se si vuole uscire dall’abbrutimento di una società troppo egoista. Io non ce l’ho la soluzione, non sta a me trovarla, né mi permetterei di sostituirmi a chicchessia, figuriamoci a lei. Lei però ha proprio questo compito. Che poi, parliamoci chiaro e di cose pratiche, così, da donna a donna: se noi genitori torniamo al lavoro, i figli a chi li lasciamo? Davvero siete in grado di pagarci la baby-sitter per mesi e mesi? Ma quante baby-sitters ci sono in Italia? Lo smart-working. Ok. E se entrambi i genitori fanno un lavoro che non è possibile fare da casa? Ci sono i nonni. Davvero? Quei nonni che dal 5 di marzo ci avete detto di non far vedere ai bambini perché potevano ammalarsi? Quei nonni che dal 5 marzo piangono a ogni videochiamata? Quei nonni da settembre non si ammaleranno più se stanno tutto il giorno con mio figlio perché noi siamo al lavoro? Avranno sviluppato i super poteri per allora? Non ci prendiamo in giro. Una soluzione deve trovarla. E presto. Servono risposte.

Mi scuso se le ho rubato del tempo prezioso, mi scuso anche del tenore di questa lettera: avrei voluto scriverle qualcosa di freddo e professionale, ma poi la pancia e il cuore hanno preso il sopravvento. Spero di essere riuscita a trasmetterle le paure e le speranze che, sono sicura, i genitori di ogni bambino hanno in questo momento.

E allora ci ascolti, Ministra. Noi genitori non pensiamo alla scuola come un parcheggio. Pensiamo alla scuola come il luogo dove il futuro di questo paese diventerà il presente di domani. I bambini hanno delle risorse enormi, non possiamo lasciarle in sospeso.

Alessia Vannini